La Val Veddasca è una valle della provincia di Varese e del canton Ticino. La valle inizia al valico dell’alpe di Neggia, nel territorio del comune svizzero di Gambarogno, in località Indemini, e termina a Maccagno, dove sbocca nel lago Maggiore.
Interamente solcata dal torrente Giona, che dal monte Tamaro scende verso il Lago Maggiore, sul versante alla destra orografica del torrente sono presenti numerosi, piccoli paesi collegati dalla strada che da Maccagno conduce a Indemini, in territorio Elvetico: Veddo, Garabiolo, Cadero, Graglio, Armio, Lozzo, Biegno. Sull’altro versante, un caso simbolo è Monteviasco, collegato a Piero (famoso per i suoi mulini) da una lunga scalinata e solo dal 1985 da una funivia.
Un angolo di paradiso in provincia di Varese, che comprende tante frazioni di un unico grande Comune, secondo solo alla città di Varese per estensione, con i suoi 42 km quadrati: Maccagno con Pino e Veddasca.
La chiesa di S. Silvestro a Cadero, poco sotto l’abitato, allinea il fianco alla strada provinciale che, dagli esordi del XXsec., collega tutti gli abitati della Valle Veddasca. L’area, in antico cimitero, è oggi ridotta a sagrato erboso pensile sulla vallata e aperto al panorama.
Le leggende di ‘Lady de Vere’
Un luogo, una storia e più leggende, antiche e moderne. Al centro di tutto la marchesa Camilla Margherita de Montesquiou, figura tra le più emblematiche della villeggiatura belle époque sul Verbano. Di lei già è stato scritto e tanto ancora si scriverà. Per prima fu Camilla Valsecchi a ricordare quella presenza illustre insediata al ‘Ronco delle Monache’ e a iniziare a raccontarne la storia. Anzi, le storie.
La chiesa si innalza all’ingresso ovest dell’abitato di Lozzo, frazione montana del comune di Maccagno con Pino e Veddasca, a una quota di 850 m s.l.m. circa. L’edificio è frutto di una ricostruzione integrale non documentata, ma certamente ottocentesca. La facciata è classicheggiante, con una coppia di lesene all’estremità e frontone triangolare
La riscoperta di luoghi e situazioni che appartengono a vario titolo alla piccola storia della nostra vita, continua senza interruzioni. L’attenzione ricade stavolta sull’attuale Chiesa dedicata a San Carlo, posta al centro della frazione di Veddo. Già altri autorevoli interventi hanno permesso di conoscere qualcosa sull’ edificio sacro, ma in questo campo la verità non è mai scritta fino in fondo. Il nostro viaggio passa attraverso i documenti conservati presso l’Archivio Storico Diocesano di Milano
Pianca presenta un nucleo abitato di antica formazione adagiato trasversalmente al crinale della montagna. Il piccolo borgo presenta ancora evidente il cuore medievale raccolto attorno a una torre risalente al XIII sec. che estendeva la sua protezione alle altre case nei pressi o allungate lungo la strada in direzione di Veddo, direttrice privilegiata nei secoli più recenti per modesti ampliamenti.
Sono almeno tre i motivi per ritornare sulle orme della storia di uno dei punti focali di Maccagno, il Santuario della Madonna ‘della Punta’. Il primo, recentissimo, è perché qui possiamo celebrare l’ingresso di Maccagno Imperiale nel prestigioso club dei Borghi più belli d’Italia. Maccagno Imperiale tra i Borghi più belli d’Italia Il 9 novembre 2023, infatti, Maccagno Inferiore è stata ammessa come 361esimo membro della rete che riunisce e certifica la capillare diffusione di storia, arte e tradizioni nei più piccoli centri disseminati nel Bel Paese, un coronamento di sforzi quasi secolari attorno al “mito” del feudo imperiale che data almeno dal 1939, anno della prima pubblicazione edita da Leopoldo Giampaolo: Il Feudo Imperiale di Maccagno Inferiore. Il secondo motivo, quasi correlato, riguarda l’altrettanto recente scoperta che la base del campanile della chiesa presenta murature medievali e che, quindi, va incluso, con la torre semicircolare che corona il sagrato verso sud, in un avamposto militare creato dal famiglia Mandelli alla metà del Duecento, accanto alla ‘Torre imperiale’ e al castello nel centro del paese, nell’ottica di un possente sistema di difesa posto a protezione del borgo e dei suoi privilegi. Ma è la memoria di Giovanna Devasini che, principalmente, induce a una rilettura della storia della chiesa; la quale fu fondata nel Cinquecento, fu ricostruita nel Seicento e infine portata alle forme attuali dopo il 1783 a cura dei «Confratelli del Ss. Rosario di Maccagno Imperiale», anzi, proprio come “oratorio” a servizio delle riunioni e dell’attività di quella confraternita.
La Chiesa dedicata alla Madonna della Neve sorge appena fuori dall’abitato della frazione di Veddo, lungo l’antica mulattiera che sale verso la Veddasca. Il luogo prende il nome di Bruganten
La chiesa si trova poco fuori dal borgo di Campagnano, presso un belvedere da cui si ha la vista verso Stresa e il Mottarone a sud e verso Locarno a nord. Davanti, al centro del bacino d’acqua, si stagliano i profili degli isolotti dei Castelli di Cannero.
Le origini della chiesa risalgono al XVII secolo – come testimonia l’acquasantiera che reca la data 1613 – quando l’antico lazzaretto edificato ai tempo della peste di San Carlo

