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Un Santuario, un altare, un artista

Un Santuario, un altare, un artista
Monte Venero, Chiesa della Madonna delle Grazie
Testo e ricerche di Federico Crimi e Maurizio Isabella
Foto Daniela Domestici
Nella località di Venero erano posti i “monti” di Maccagno Inferiore, ossia l’alpeggio primaverile e autunnale per gli armenti. La quota è singolarmente bassa (360 m s.l.m., 150 circa sull’abitato principale) rispetto ad altri“monti” (si pensi ai Cangili per Biegno o alla Forcora per Graglio): questo perché il luogo doveva essere compreso nel ristretto perimetro del feudo imperiale di Maccagno Inferiore, perimetro che, come da poco si è potuto accettare, era addirittura delimitato da un“murus”che cingeva il territorio della comunità a mezza costa, ossia poco più in alto dei “monti” di Venero.
Questa eccezionalità consentì, tuttavia, l’attestazione di qualche residenza stabile e permanente durante l’anno. Da qui le discrete dimensioni dell’abitato attorno alla chiesetta e l’antichità del luogo di culto.
Questo, oggi, è nelle forme conferite durante una non documentata opera di riassetto generale conclusa entro il 1683: chiesa ad aula unica, coperta con volte a vela, presbiterio quadrangolare, coperto a crociera, ed elegante facciata a capanna, con fitto gioco di lesene e cornici in aggetto che inquadrano il portale, la lunetta dipinta soprastante e la finestra rettangolare per dar luce all’interno. 
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